Il Progetto di ricerca, finanziato dal MiPAF, si propone di migliorare l'adattabilità e la resa della barbabietola da zucchero nelle aree meridionali del nostro Paese, attraverso i seguenti interventi:

  1. Miglioramento della resistenza a stress biotici (cercosporiosi e rizomania) ed a stress abiotici (prefioritura, alte e basse temperature, insufficiente dotazione idrica del suolo);
  2. Fisiologia della produzione con comprensione dei meccanismi "chiave" che controllano la produzione dei fotosintati, la loro ripartizione fra i vari organi della pianta e l'accumulo nella radice (le conoscenze ottenute servono a identificare i criteri di selezione per migliorare l'efficienza fisiologica della pianta);
  3. Miglioramento genetico della produzione con metodi di breeding più efficaci e predittivi (selezione assistita con marcatori molecolari e tecniche di screening in vitro);
  4. Modellizzazione della barbabietola (quantificazione, attraverso modelli, della risposta delle colture di bietola a condizioni pedoclimatiche, in interazione con le pratiche agricole; messa a punto di modelli utilizzabili per l'analisi dei fattori che regolano la quantità della produzione in diverse combinazioni pedoclimatiche);
  5. Identificazione di metodi di coltivazione basati su un uso razionale dell'azoto nella coltura, ciò si consegue ampliando le conoscenze sulla distribuzione dell'azoto lungo il profilo del terreno, sulla dinamica di questo elemento nei terreni bieticoli italiani, sullo sviluppo dell'apparato radicale della pianta e sulle relazioni tra azoto minerale nel terreno e produttività quanti-qualitativa della chenopodiacea.

Come si evince, gli obiettivi di ricerca del Progetto sono principalmente incentrati sulla comprensione dei meccanismi di base di fisiologia della produzione e di miglioramento genetico della pianta.
Tali conoscenze sono assolutamente inderogabili si considera che l'Italia è caratterizzata da condizioni pedoclimatiche molto diversificate, in cui la barbabietola da zucchero trova condizioni soddisfacenti al Nord e difficili o molto critiche al Centro ed al Sud.
Queste ultime aree sono già estese (in esse si pratica circa un terzo della nostra bieticoltura) e forse aumenteranno se i temuti cambiamenti climatici porteranno all'avanzamento del clima mediterraneo nel nostro Paese.
Perciò, affinché la coltura possa continuare ad essere competitiva in Italia, occorre che la pianta risulti attrezzata a vivere ed a produrre anche in condizioni difficili.
D'altra parte, la peculiarità della nostra bieticoltura ci obbliga a sviluppare delle conoscenze sulla pianta che non sono disponibili o che, comunque, non sono importabili dai laboratori dei Paesi del Centro e Nord Europa.
Questo Progetto si colloca nell'alveo di questi scenari e le proposte di ricerca in cui è articolato tendono a sviluppare gli know-how di base per il miglioramento della pianta

Coordinamento e Unità Operative coinvolte nel Progetto