Da qualche tempo si è preso atto che molte risorse naturali non rinnovabili si stanno gradualmente esaurendo. Per razionalizzare il loro sfruttamento, e nel frattempo elevare visibilmente la qualità dell'ambiente, è importante non solo ottimizzare i processi di trasformazione in termini di risparmio energetico e d'uso di sostanze non tossiche ma, soprattutto, valorizzare le risorse naturali rinnovabili e biodegradabili. Di conseguenza, é necessario favorire il consumo di materiali d'origine agricola anche nel settore non alimentare per prevedere la sostituzione graduale di composti sintetici e dei derivati del petrolio. Le colture no-food rappresentano un'opportunità per l'agricoltura del nostro Paese, ma impongono nello stesso tempo uno studio accurato in ordine alla offerta di cultivar/ibridi adatti a condizioni di low input, alle agrotecniche di maggiore sostenibilità ed alla convenienza alla loro coltivazione.
Vi è la necessità, in particolare, di sviluppare programmi di miglioramento genetico per la selezione di varietà fornite:
All'impiego non alimentare
possono essere destinate colture tradizionali (aggiornandone l'uso) oppure colture
relativamente nuove, per le quali si dispongono di conoscenze limitate sugli
itinerari colturali adatti ai contesti italiani. Anche per le colture tradizionali,
tuttavia, è richiesta una rivisitazione delle agrotecniche, stante la
rapide innovazioni di cui queste possono fruire.
Per alcune specie (es. sorgo) occorre diversificare notevolmente il protocollo
colturale in funzione della filiera di destinazione del prodotto (biomassa oppure
bioalcool). Occorre sottolineare che la produzione agricola destinata a un processo
industriale deve essere in grado di soddisfare esigenze di carattere generale
e specifico, riassumibili nei seguenti punti:
Per queste colture alternative,
sono state individuate tre tipi di filiera: