Agronomia e tecniche colturali



L'approfondimento degli aspetti legati al delicato rapporto suolo-pianta-input consente la messa a punto della più appropriata tecnica colturale, la cui corretta esecuzione permette alla pianta di esprimere al meglio le proprie potenzialità produttive.

  1. Girasole
  2. Barbabietola da zucchero
  3. Ricino
  4. Colza e brassicacee minori
  5. Canapa
  6. Orticole industriali
  7. Messa a punto di itinerari tecnici innovativi e sostenibili



Girasole

a) valutazione di cultivar commerciali convenzionali ed alto oleico. La Sezione partecipa, annualmente da più di un ventennio, alla rete di prove varietali realizzate nelle principali aree elianticole italiane per la valutazione delle cultivar di cui le ditte sementiere dichiarano interesse alla commercializzazione. L'accertamento delle attitudini produttive e qualitative delle varietà, il loro adattamento ai diversi ambienti, oltre al monitoraggio del quadro fitopatologico, risultano una condizione imprescindibile per la risoluzione dei problemi di scelta varietale;

b) esecuzione delle prove agronomiche per l'iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà (L. 22/11/71 n. 1096 e DPR 24/11/72). Osimo rappresenta da oltre 15 anni una delle unità operative di riferimento a livello nazionale per la caratterizzazione e la valutazione dell'idoneità all'iscrizione di nuove varietà di girasole al Registro. Ogni anno la prova prevede la semina in blocchi randomizzati in 3 repliche delle costituzioni (130, di cui 12 test, nel 2003) che per un biennio saranno sottoposte a valutazioni quali-quantitative con oltre 35 rilievi di campo e analitici (contenuto di olio con NMR e sua composizione acidica con gas-cromatografo);

c) controllo meccanico delle infestanti. La sarchiatura e contemporanea rincalzatura, più economica della doppia sarchiatura, altrettanto efficace, si propone come valido metodo nel controllo delle infestanti in tutte quelle condizioni in cui è vietato o sconsigliabile il ricorso all'uso di erbicidi (agricoltura biologica, basso impatto ambientale, zone di rispetto).


Contatti:
P.A. Sandro Pieri, s.pieri@isci.it
Dr. Domenico Laureti, d.laureti@isci.it
Dr. Andrea Del Gatto, a.delgatto@isci.it



Barbabietola da zucchero

a) comparazione tra bietola autunnale, invernale e primaverile. La sperimentazione ha lo scopo di verificare, studiandone gli effetti in comparazione con l'epoca di semina consolidata, se anticipi di semina consentano un miglior uso della potenzialità produttiva della specie. Il confronto è effettuato in due località, una della pianura e l'altra della collina marchigiana, in assenza di irrigazione. Semine autunnali dovrebbero consentire alle piante una sufficiente crescita per sopravvivere ai rigori invernali ed evitare una eccessiva prefioritura; anticipando la raccolta i titoli polarimetrici si sottraggono al rischio di calo per la ripresa delle precipitazioni di fine estate; ciò rappresenta un indubbio vantaggio rispetto alle primaverili, anche negli anni in cui l'andamento meteorologico le accompagna favorevolmente. Anche le semine invernali possono risultare convenienti a patto che le minime stagionali non scendano sotto gli 0 °C;

b) analisi di crescita della barbabietola in funzione della disponibilità idrica. L'attività è volta allo studio della razionalizzazione dei fattori della produzione per una bieticoltura economica e competitiva nelle regioni adriatiche dell'Italia centrale. Lo studio della convenienza economica delle irrigazioni è stato affrontato applicando 3 coefficienti di deficit idrico (0-0,5-1) all'ETM, con l'adozione di coefficienti colturali proposti dalla FAO in funzione dello stadio della coltura e realizzando raccolte bisettimanali a partire dalla prima decade di luglio, con la determinazione delle produzioni in radici, foglie verdi e secche, piccioli, colletti, misura delle superfici fogliari e grado polarimetrico. Le esperienze acquisite saranno finalizzate alla costruzione di un modello previsionale della produttività in funzione dell'andamento stagionale.

Contatti:
Dr. Domenico Laureti, d.laureti@isci.it
P.A. Sandro Pieri, s.pieri@isci.it

 


Ricino

Annualmente vengono realizzate, dal 1978, prove di valutazione di cultivar commerciali insieme alle migliori costituzioni della Sezione. Viene anche effettuato l'accertamento della qualità delle varietà, il loro adattamento ai diversi ambienti ed il monitoraggio fitopatologico.

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Dr. Domenico Laureti, d.laureti@isci.it
Lorella Mangoni, l.mangoni@isci.it


Colza e brassicacee minori

La valutazione delle specie brassicacee che possono presentare simile ciclo colturale in Italia centrale è stata fatta con l'obiettivo di individuare quelle che meglio valorizzano l'ambiente di sperimentazione fornendo un prodotto utile e diversificato (olio a basso o alto erucico). La specie che ha fornito i migliori risultati agronomici è stata B. carinata, avendo presentato sempre le produzioni più alte, seguita spesso da alcune accessioni di B. napus. Crambe abyssinica, in semina autunnale, in un caso su due è stata completamente distrutta dalle basse temperature invernali; in quella primaverile ha presentato produzioni basse con limitato sussidio idrico, ma soddisfacenti con Eto contenuta e buone precipitazioni.

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Dr. Domenico Laureti, d.laureti@isci.it
Lorella Mangoni, l.mangoni@isci.it

P.A. Sandro Pieri, s.pieri@isci.it


Canapa

La specie, fornita di notevole adattabilità e ampiamente coltivata in passato su territorio marchigiano, è stata oggetto di studio per la verifica della possibilità di una sua reintroduzione nell'ambito dei consueti ordinamenti colturali, alla luce dei nuovi sbocchi commerciali in interessanti settori innovativi. Sono state effettuate prove di confronto tra le principali varietà disponibili di origine francese, ungherese ed italiana, che hanno evidenziato la inadeguatezza delle prime all'ambiente del centro Italia, il buon rapporto fibra-canapulo delle seconde e la elevata produttività in biomassa e bacchetta delle terze. Ulteriori esperienze su modalità di semina e concimazione hanno sancito la idoneità dell'investimento di 250 semi m-2, della distanza interfilare di 20 cm e della dose azotata di 75 kg ha-1. L'irrigazione ha sempre fornito risultati doppi rispetto all'asciutto.

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Dr. Domenico Laureti, d.laureti@isci.it
Dr. Andrea Del Gatto, a.delgatto@isci.it


Orticole industriali

Per numerosi anni la Sezione si è occupata di acquisire conoscenze sulle più appropriate scelte varietali da effettuare su numerose colture orticole industriali strategiche per la Regione Marche, eseguendo prove su fagiolino e pisello da consumo fresco, pisello da granella secca, fagiolo cannellino e borlotto, spinacio; in particolare è stato studiato l'effetto dei nitrati su queste due ultime colture, particolarmente sensibili a questi composti, frequenti a diverse concentrazioni nelle falde acquifere.

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P.A. Sandro Pieri, s.pieri@isci.it

Dr. Andrea Del Gatto, a.delgatto@isci.it


Messa a punto di itinerari tecnici innovativi e sostenibili

a) riduzione degli input energetici negli ordinamenti colturali dell'Italia centrale. Dal 1986 sono state sperimentate 3 modalità di lavorazione del terreno (aratura a 25 e 50 cm e doppia lavorazione: discissura a 50 cm seguita da aratura a 25 cm) in un avvicendamento quadriennale: frumento duro, barbabietola da zucchero, frumento duro, girasole (dal 1992 sostituito da pisello proteico). Sul cereale la concimazione azotata è stata suddivisa in 3 livelli (0, 92, 184 kg ha-1). L'aratura a 25 cm è stata sufficiente a consentire alle colture da rinnovo accrescimento e rese comparabili con quelli ottenuti da lavorazioni più profonde, permettendo anche, come effetto residuo, rese in granella superiori nel cereale successivo. La dose di N intermedia è risultata sufficiente ad ottenere le stesse rese che con la concimazione più spinta. Dal 2000 è stato impostato il confronto fra aratura a 25 cm, chiseling e aratura a 20 cm + sottolavorazione per ulteriori 20 cm, in una rotazione sessennale con barbabietola, sorgo e girasole alternate con frumento duro. Dopo un triennio le lavorazioni non hanno prodotto differenze sulle colture da rinnovo, né come effetto residuo sul frumento in successione, confermando l'opportunità dell'adozione del più basso input energetico nell'esecuzione delle lavorazioni.
Dal 1981 sono state confrontate con una omosuccesione di mais due rotazioni triennali: mais-mais-soia e frumento duro-mais-soia, con diversi input di concimazione : 200, 250, 300 kg ha--1 di N al mais in monocoltura, 190, 220 e 250 a quello in rotazione e 100, 130 e 160 al frumento, poi ridotti di 30 unità ogni dose dal 1990. Il livello di concimazione più opportuno per quest'ultimo è risultato essere quello più basso. La soia ha prodotto meglio nella rotazione con frumento, avvantaggiandosi della lavorazione estiva del cereale e l'irrigazione ne ha praticamente triplicato la produzione. Nel mais il beneficio della rotazione ha permesso un incremento produttivo, rispetto alla omosuccessione, dal 15 al 17% in asciutto e solo del 4% in irriguo; la dose azotata più bassa ha sortito i migliori risultati in asciutto, mentre in irriguo ha comportato uno scarto solo del 4%; l'irrigazione è risultata determinante con incrementi medi del 122% in un arco di 18 anni. Il contenuto di sostanza organica e azoto nel terreno, rispettivamente incrementati del 4,3 e 3%, nella media della prova, dopo un ventennio, è risultato superiore per il mais dopo frumento. Il bilancio economico mostrava un vantaggio della monocoltura di 91 e 166 € ha-1, rispettivamente, sulle due rotazioni;

b) tecniche alternative alla fertilizzazione chimica. La pratica del sovescio di colture intercalari risulta tecnicamente valido in agricoltura biologica, nella riduzione dell'impatto ambientale e dove è assolutamente vietato operare la concimazione chimica (zone di salvaguardia dei pozzi di attingimento dell'acqua potabile, DPR 236 del 24/5/88). I quantitativi di azoto apportato dall'interramento di leguminose hanno raggiunto, nei primi anni di esperienza, i 185 e 100 kg ha-1 di elemento, rispettivamente per favino e sulla. Il girasole in successione può raggiungere incrementi anche del 25% nella resa e l'effetto residuo del sovescio può sortire effetti anche sul cereale seguente (aumenti fino al 15%). Durante il periodo invernale, inoltre, le colture di copertura concorrono alla riduzione dell'erosione del terreno, altrimenti nudo.

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P.A. Sandro Pieri, s.pieri@isci.it

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Lorella Mangoni, l.mangoni@isci.it